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Riflettere o
difendersi ad oltranza?
“Navigando “ sul web ( ma soprattutto , nella vita di tutti
giorni) ho letto ed ascoltato numerosissime storie e mi ha
colpito un atteggiamento molto frequente : di fronte alle
problematiche e alle relazioni poco appaganti, molte persone
difendono la propria posizione anche quando la realtà dei
fatti chiede una verifica delle proprie “strategie”. Pur
scontenti della propria vita, ricercano all’esterno le cause
; si oscilla , così, tra sensi di colpa immobilizzanti e
reazioni difensive generalizzate.
I genitori si sentono colpevolizzati ,ingiustamente, se il
proprio figlio esprime disagi (anche quando sanno
perfettamente che certe dinamiche familiari in atto sono
disturbanti per chiunque) , la coppia in conflitto non trova
punti di convergenza per l’urgenza di cercare nel patner la
colpa del fallimento, le insegnanti cercano nella famiglia
la causa delle difficoltà di gestione dei bambini e/ o
ragazzi .
Poi si accusa la società , come ultimo fantasma responsabile
del malessere di tutti……..

Tutti vittime di un sistema da accusare…ma a chi serve e a
cosa porta se non a sentirsi impotenti?
Chi davvero può ritenersi così inattaccabile da non dover
mai mettere in discussione il proprio modo di agire e di
pensare?
Se tutti i cambiamenti arrivano dall’esterno o da farmaci
miracolosi ..siamo tutti passivi in attesa che qualcuno o
qualcosa ci risolva la vita.
Mi viene da pensare che il meccanismo di pensiero, che porta
a questo, parta da una premessa sbagliata e da una domanda
altrettanto errata: di chi è la colpa del nostro malessere e
di chi ci circonda?
E’ a questo punto che scatta la “fuga” nella ricerca del
colpevole ; a chi verrà lasciato il compito di cercare la
soluzione?
Se nostro figlio ci racconta il suo disagio, se il nostro
patner si allontana, se abbiamo difficoltà nei rapporti
interpersonali , possiamo decidere di moltiplicare la
sofferenza , con il comportamento di sempre ( anche questa è
una scelta!), o tentare di modificare qualche cosa ,
riflettendo su due aspetti importanti:
sui nostri sentimenti : cosa proviamo e come esprimiamo le
nostre emozioni,
sui sentimenti dell’altro : come arriva , a chi ci sta
vicino, un malessere che , probabilmente , non ha nulla a
che vedere con i suoi atteggiamenti.
Cosa “pretendiamo” dall’altro e cosa è giusto “pretendere “…
Siamo certi di poter “offrire”, agli altri, le stesse cose
che ci aspettiamo ?
Riusciamo ad essere coerenti nel chiedere e nel dare?
Siamo più propensi a fare i moralisti o a proporre modelli
etici da seguire?
La pazienza , la tolleranza, l’attesa, la gentilezza, il
rispetto, la comprensione, la sospensione del giudizio, il
perdono……che piacere portarli “a casa”!
In che misura siamo disposti a RICAMBIARE?
Ognuno di noi ha delle “valigie pesanti” da portare e,
spesso, contengono sentimenti tramandati, che non ci
appartengono; i nostri modi agire sono pieni di emozioni che
vengono da lontano e che si “scatenano” inconsapevolmente ,
nel nostro presente, senza chiederci il “permesso”.
Siamo colpevoli di questo? Direi proprio di no!
Forse abbiamo solo la presunzione di ritenerci immuni da
questi pericoli !
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