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   Separarsi ..quale costo per i figli?

Separarsi ..quale costo per i figli?

La separazione è un momento davvero drammatico per una coppia, anche quando si sceglie come soluzione a rapporti conflittuali e/o logori..
I motivi che portano al fallimento sono molteplici ; la stessa nascita di un figlio, pur desiderata e può mettere in crisi la coppia. Gelosie , immaturità, difficoltà di gestione familiare, interferenze della famiglia allargata , stress da iperattività lavorativa, spazi personali ridotti, difficoltà economiche, ecc Le motivazioni sono tante e varie e possono interessare sia le sfera strettamente personale sia la relazione.
La crisi non e’ ,quasi mai, improvvisa ma si esprime nel tempo attraverso segnali che, pur evidenti,si tende a sottovalutare e/ o ad ignorare.
Affrontare i veri sentimenti ( alla base dei conflitti) permette di non logorarsi con inutili pretesti ; un egocentrismo emotivo che evidenzi solo la propria delusione non porta al dialogo ma alla fuga . Biasimo, rivendicazione ,offese , sono i veri veleni di una relazione , chiudono le “porte” alla comprensione dei bisogni reciproci.
La presenza di figli non aiuta a trovare spazi e tempi per un dialogo costruttivo ma una terapia di coppia , può essere un tentativo intelligente per verificare se esistono possibilità di recupero , soprattutto quando la rabbia non permette una comunicazione efficace.
Un conflitto ,all’apice ,ricade sui bambini e /o i ragazzi che subiscono il maggiore disagio ( sia per il loro ruolo di figli, sia per l’impossibilità di entrare in dinamiche che sono solo di coppia) . Gli adulti, in sofferenza, sottovalutano la capacità infantile di capire e sentire azioni e parole, il linguaggio e i comportamenti che ne derivano ( espressioni di dolore e fallimento) superano , a volte, limiti invalicabili che i bambini non possono comprendere.
La separazione , quando diventa necessaria, se gestita in modo intelligente ,riduce la sofferenza dei bambini (pur presente in tale evento); molti piccoli esprimono il desiderio di “pace” qualunque sia il costo emotivo , altri scelgono di allontanarsi con uno dei due genitori, altri ancora ,tentano all’infinito di tenere insieme la famiglia mettendo in atto diverse strategie ( malattia, fughe, somatizzazione del disagio, difficoltà scolastiche, regressioni infantili, ecc) .Questi ultimi lo fanno soprattutto quando sentono di doversi far carico della sofferenza del genitore che non accetta e subisce la decisione dell’altro.
Qualunque sia la situazione occorre riprendere in mano la “ragione” :
1) chiedersi se , inconsapevolmente , si “usano” i bambini come veicoli della propria sofferenza;
2) ricorrere ad un mediatore familiare quando non si riescono a superare le divergenze che riguardano la gestione dei figli ; la mediazione non è una terapia di coppia ma un intervento che rimette al centro il bambino ed i suoi bisogni ;
3) accettare le priorità dei bambini ; i figli crescono in fretta e non possono attendere che ci si accorga di loro nel tempo.
Il bambino ha , comunque , diritto di precedenza se non si vuole fare i conti con sintomatologie di diverso tipo.
La capacità genitoriale di gestire il conflitto e’ la vera prova del rispetto verso i figli e li aiuta , di sicuro, a superare i momenti critici.
Esistono , purtroppo , casi in cui , l’ adulto , coinvolto in forti sentimenti personali, non si accorge di manipolare i sentimenti del bambino al quale chiede alleanza emotiva . Allearsi con papà o mamma ( pur con tutte le ragioni dell’adulto deluso) , è devastante per un essere in crescita ed è fonte di rabbia e rancore ; il genitore “cattivo” , pur estromesso, rappresenta una mutilazione psicologica , capace di condizionare le sue relazioni future .
Rimane comunque la scelta di “farsi aiutare” per non peggiorare la qualità della propria vita che, comunque ,non termina con una separazione.

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