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La separazione è un momento davvero drammatico per una
coppia, anche quando si sceglie come soluzione a rapporti
conflittuali e/o logori..
I motivi che portano al fallimento sono molteplici ; la
stessa nascita di un figlio, pur desiderata e può mettere in
crisi la coppia. Gelosie , immaturità, difficoltà di
gestione familiare, interferenze della famiglia allargata ,
stress da iperattività lavorativa, spazi personali ridotti,
difficoltà economiche, ecc Le motivazioni sono tante e varie
e possono interessare sia le sfera strettamente personale
sia la relazione.
La crisi non e’ ,quasi mai, improvvisa ma si esprime nel
tempo attraverso segnali che, pur evidenti,si tende a
sottovalutare e/ o ad ignorare.
Affrontare i veri sentimenti ( alla base dei conflitti)
permette di non logorarsi con inutili pretesti ; un
egocentrismo emotivo che evidenzi solo la propria delusione
non porta al dialogo ma alla fuga . Biasimo, rivendicazione
,offese , sono i veri veleni di una relazione , chiudono le
“porte” alla comprensione dei bisogni reciproci.
La presenza di figli non aiuta a trovare spazi e tempi per
un dialogo costruttivo ma una terapia di coppia , può essere
un tentativo intelligente per verificare se esistono
possibilità di recupero , soprattutto quando la rabbia non
permette una comunicazione efficace.
Un conflitto ,all’apice ,ricade sui bambini e /o i ragazzi
che subiscono il maggiore disagio ( sia per il loro ruolo di
figli, sia per l’impossibilità di entrare in dinamiche che
sono solo di coppia) . Gli adulti, in sofferenza,
sottovalutano la capacità infantile di capire e sentire
azioni e parole, il linguaggio e i comportamenti che ne
derivano ( espressioni di dolore e fallimento) superano , a
volte, limiti invalicabili che i bambini non possono
comprendere.
La separazione , quando diventa necessaria, se gestita in
modo intelligente ,riduce la sofferenza dei bambini (pur
presente in tale evento); molti piccoli esprimono il
desiderio di “pace” qualunque sia il costo emotivo , altri
scelgono di allontanarsi con uno dei due genitori, altri
ancora ,tentano all’infinito di tenere insieme la famiglia
mettendo in atto diverse strategie ( malattia, fughe,
somatizzazione del disagio, difficoltà scolastiche,
regressioni infantili, ecc) .Questi ultimi lo fanno
soprattutto quando sentono di doversi far carico della
sofferenza del genitore che non accetta e subisce la
decisione dell’altro.
Qualunque sia la situazione occorre riprendere in mano la
“ragione” :
1) chiedersi se , inconsapevolmente , si “usano” i bambini
come veicoli della propria sofferenza;
2) ricorrere ad un mediatore familiare quando non si
riescono a superare le divergenze che riguardano la gestione
dei figli ; la mediazione non è una terapia di coppia ma un
intervento che rimette al centro il bambino ed i suoi
bisogni ;
3) accettare le priorità dei bambini ; i figli crescono in
fretta e non possono attendere che ci si accorga di loro nel
tempo.
Il bambino ha , comunque , diritto di precedenza se non si
vuole fare i conti con sintomatologie di diverso tipo.
La capacità genitoriale di gestire il conflitto e’ la vera
prova del rispetto verso i figli e li aiuta , di sicuro, a
superare i momenti critici.
Esistono , purtroppo , casi in cui , l’ adulto , coinvolto
in forti sentimenti personali, non si accorge di manipolare
i sentimenti del bambino al quale chiede alleanza emotiva .
Allearsi con papà o mamma ( pur con tutte le ragioni
dell’adulto deluso) , è devastante per un essere in crescita
ed è fonte di rabbia e rancore ; il genitore “cattivo” , pur
estromesso, rappresenta una mutilazione psicologica , capace
di condizionare le sue relazioni future .
Rimane comunque la scelta di “farsi aiutare” per non
peggiorare la qualità della propria vita che, comunque ,non
termina con una separazione.
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