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   La rabbia dei bambini

La collera ‘ la prima tappa dell’accettazione della frustrazione: Quando un bambino si arrabbia perché non può ottenere ciò che desidera , esprime una emozione per poter ritrovare , successivamente , un equilibrio ed accettare la mancata realizzazione del desiderio.E’ una tappa necessaria della crescita per poter imparare a rinunciare, le tappe dell’accettazione sono:


1) la negazione
2) la collera
3) la contrattazione
4) la tristezza
5) l’accettazione


Accettare il no significa passare attraverso un sentimento , naturale ed evolutivo, che è la collera.
Soddisfare un bambino perché non si arrabbi, evitargli sentimenti di tristezza, a tutti i costi, significa rendere più difficile, per lui, lo sviluppo del sentimento di identità. Di fronte all’impossibilità di soddisfare le sue richieste , un genitore deve riuscire a sopportare la reazione per permettergli di superare la fatica di accettare i limiti.
Ovviamente ,una frustrazione ingiusta, una rigidità eccessiva ( che esprime solo potere) può essere “distruttiva”ed inutile per la sua crescita.
Gli adulti sanno che , per fronteggiare una ingiustizia o una “invasione” , l’emozione che si “mette in atto” è proprio la rabbia con il significato di difesa. L’intelligenza emotiva permette di incanalare questa emozione , strada facendo, e di esprimerla in modo meno devastante per tutti; un bambino deve imparare a farlo, deve imparare a distinguere la collera dalla violenza ( difficoltà a gestire la collera) che si rivolge contro l’altro , accusa e tenta di distruggere. La violenza è il tentativo di proteggersi dall’intensità del dolore proiettandolo sull’altro .Quando il malessere è troppo intenso e non si trova il modo ,per far arrivare il proprio messaggio , la collera si trasforma in violenza e rende ancora più incomprensibile ciò vorrebbe esprimere.
Esistono collere sane , quindi, non violente e costruttive e collere eccessive che si trasformano in violenza.
Le prime devono essere ascoltate, le seconde decifrate; entrambe devono essere rispettate perché esprimono bisogni.
Il modello che i genitori offrono è fondamentale perché il bambino vada in una direzione o nell’altra. Se un genitore non controlla la sua collera o esprime i suoi messaggi con la violenza non fa che trasmettere la stessa modalità; se deride un bambino o lo affronta alla pari sentendosi in competizione disturba la naturale evoluzione verso una adeguata gestione delle emozioni.
Di ragazzi violenti e , apparentemente privi di emozioni, è piena la cronaca ; purtroppo la radice và sempre cercata nell’infanzia .
Da sottolineare non è la colpa ma l’errore di sottovalutare l’impronta che gli adulti danno ; a torto si pensa che soddisfare ogni bisogno possa creare ragazzi più sereni. Al contrario , è l’incapacità di sopportare le reazioni dei figli ( con risposte violente o eccessivamente permissive) che porta al dilagare del malessere. La società civile ha di sicuro le sue responsabilità ma il bambino impara i suoi primi passi in famiglia ed la famiglia che può e deve offrire un futuro senza quei vuoti, espressione di una carente identità.


Bibliografia: “Le emozioni dei bambini” di I. Filliozat


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