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Disattenzione,
pigrizia, indolenza nel bambino, spesso, nascondono ben
altri problemi non riconosciuti e/o sottovalutati. che
sfociano in rifiuto scolastico e /o disagio.
Il progresso, la didattica moderna e la ricerca in campo
educativo non bastano a risolvere problemi che toccano,
invece , aspetti emozionali meno controllabili.
Gli adulti con i loro vissuti , le loro emozioni e le loro
fragilità , non “raggiungono” il bambino , già figlio di
un’altra epoca molto più complessa.
Alcuni esempi del disagio infantile attuale.
1) Atteggiamento iper -richiedente del genitore e / o
insegnante: Quando le aspettative dell’adulto sono molto
alte rispetto al ritmo del bambino e alla sua maturazione ,
il piccolo si misura continuamente con l’incapacità di
soddisfarle e, per difendersi dall’ansia , cede alla
inattività. Non raramente gli adulti vivono gli scarsi
risultati scolastici come prova di una presunta
inadeguatezza personale ; le richieste al bambino diventano
,quindi, eccessive ed ansiogene al fine di riscattare la
propria immagine.
2) Problemi specifici di apprendimento: dislessia ,
disgrafia, discalculia, attenzione labile e tempi ridotti di
concentrazione sono alla base di molte “fatiche scolastiche”
. Studi ,ormai, conosciuti e divulgati ampiamente,
sottolineano la necessità di diagnosi precoci per
focalizzare “il disturbo”. Colpevolizzare il bambino ,
insistere con massacranti esercitazioni non risolve ma,
anzi, porta al rifiuto scolastico. Occorrono strumenti
didattici alternativi ed efficaci che siano di supporto a
difficoltà oggettive : L’intelligenza , in questi casi, non
appare compromessa ; ma, anzi non esiste diagnosi di
dislessia se non in bambini intelligenti.
3) Disagio familiare: il bambino che vive conflitti in
famiglia ( separazioni, liti familiari, problemi economici
non filtrati, ecc)”spende” la propria energia nel risolvere
la sofferenza che ne deriva La concentrazione , che serve,
all’apprendimento, risulta compromessa così come i
risultati.
4) Iper -protezione: il bambino eccessivamente protetto i
sente di non poter superare le difficoltà che si trova ad
affrontare; ogni richiesta gli provoca ansia e reagisce con
regressioni infantili e ritiro. Non tollera le frustrazioni,
che vive come minacce ,e rifiuta la scuola come luogo
“cattivo”in cui non viene tutelato.
5) Aggressività e/o maltrattamenti: il maltrattamento fisico
e / o psicologico alimenta una grande rabbia che supera le
regole imposte e non permette adattamento nell’ambito
scolastico. L’adulto è vissuto come minaccia continua e a
lui rivolge ciò che, in altri ambienti, subisce. Reagisce
con aggressività sia per vissuti interni sia al minimo
evento esterno che lo mette alla prova. Spesso prevarica i
compagni e li aggredisce anche senza motivi palesi, ha un
grande senso di emarginazione che tenta di superare con
atteggiamenti da bullo.
6) Solitudine: il bambino che vive solitudini continue trova
una grande difficoltà di condividere gli spazi condivisi con
coetanei e adulti, ha difficoltà ad esprimere opinioni ed
emozioni, si sente tradito nel suo bisogno di accoglienza;
le reazioni possono andare dalla chiusura relazionale alla
rabbia.
7) Ritardo psicomotorio: il bambino con ritardo, seppur
lieve, non riesce a stare ai ritmi dei coetanei, se non
supportato adeguatamente rischia sentimenti depressivi e
ritiro
Si assiste, oggi , ad un fenomeno che non evidenzia il
bambino problematico ma intere classi con elevato disagio;
il gruppo diventa, a volte, esplosivo con danni che ricadono
sia sui bambini che sugli adulti , impreparati alla gestione
dei conflitti.
La necessità di condividere il disagio (genitori ed
insegnanti) diventa prioritaria e non serve cercare colpe e
colpevoli.
E’ paradossale assistere,a volte, alla difesa , ad
oltranza,del proprio operato piuttosto che alla
individuazione di strategie comuni.
Gli insegnanti ed i genitori più sensibili al benessere del
bambino ottengono sicuramente risultati migliori ed in breve
tempo, mettendo insieme la conoscenza del piccolo nei vari
contesti
Quando questo,per motivi di alta conflittualità, non è
possibile sarebbe opportuno rivolgersi ad un mediatore
esterno che riporti l’attenzione sul bambino.
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