|
Il vuoto
affettivo
La storia di Martina è densa di errori educativi/affettivi
che hanno come matrice l”ignoranza” ( nel senso di ignorare)
dei meccanismi che producono dolore (ad un bambino prima e
,al ragazzo/a ,poi.).
I genitori di M.erano a capo di un’azienda ; il tempo per
vivere le prime scoperte della loro bambina, era davvero
esiguo e la piccola passava molto tempo con baby setter e
giochi di ogni tipo.
Il benessere materiale sostituì totalmente la presenza
affettiva e M. , privata dei suoi diritti emotivi, imparò a
chiedere sempre di più per riempire i suoi vuoti.
Crescendo , nacque in lei il bisogno inconsapevole di
“risarcimento “continuo, puntualmente soddisfatto fino a
quando, per una beffa della sorte ,l’azienda familiare andò
incontro al fallimento ; le risorse economiche cessarono
quasi all’improvviso.
A quella bambina , divenuta giovane donna, si chiese
all’improvviso di smettere di desiderare ma. M non conosceva
la conquista e l’attesa; si sentì tradita e reagì con grande
rabbia . Ai suoi amici ( simili a lei) non ebbe il coraggio
di presentarsi nella nuova veste di “perdente”; il tenore di
vita che aveva condotto fin lì,l’aveva portata a condividere
solo le “cose” ( auto costose, vestiti firmati e viaggi ) ed
in un attimo si trovò sola.
Fù davvero il tracollo emotivo e M. iniziò a farsi del male
nel tentativo di mantenere una parvenza
di benessere. I suoi comportamenti diventarono molto strani
: incominciò ad uscire fino a notte alta e , a nulla
servirono i continui rimproveri dei genitori, “disorientati”
dai quei comportamenti strani. La colpevolizzarono di averli
delusi e la esortarono a cercarsi un lavoro!
A quegli adulti ( inconsapevoli) non venne neppure in mente
che un’adolescente impara (da bambina) dei “modelli” di vita
e agisce sulla base di ciò che apprende; non si
interrogarono su errori e mancanze ma, al contrario si
stupirono per quella immaturità “improvvisa”.
I genitori di M. non compresero mai, fino in fondo, quale
era stato il loro ruolo in quella “deriva”ma provarono,
anzi, delusione per la mancata riconoscenza delle loro
“fatiche”.
Si aspettarono, da lei ,comprensione senza riflettere che
,la forza ,di superare le difficoltà ,si coltiva nel tempo ;
difficile cercare soluzioni personali gratificanti se non ci
si trova di fronte ai problemi ( perché risolti da altri).
M percepiva il lavoro come un’attività da “poveri” e mal
tollerò di prendere ordini da qualcuno. I pochi tentativi ,
fallimentari, la portarono verso un forte malessere che
sfociò nell’uso di stupefacenti e psicofarmaci.
M conobbe quel dolore fatto di “inadeguatezza” e sensi di
colpa ma anche di rabbia e disorientamento; quel dolore le
fece conoscere la “vera” vita e si accorse di non aver mai
costruito nulla di suo.
“Vide” il vero “volto” di chi aveva condiviso con lei solo
il benessere ed imparò con molta fatica un nuovo percorso ,
grazie ad un profondo desiderio di vivere.
La “rinascita “ha bisogno di tempo ma oggi, M ha iniziato a
conoscersi e a valutare , la vita, con le sue vere risorse .
Nessun “eccesso” riempie un bambino ma, ne anestetizza,
piuttosto, le parti migliori.
L’attesa, la conquista, stimola la capacità di tollerare le
frustrazioni che fanno parte della vita; proteggere un
bambino dalle difficoltà , che e’ in grado di affrontare da
solo, significa costruirgli una immagine di sé debole . Più
tardi non sarà in grado di evitare il grande senso di
scoraggiamento di fronte agli ostacoli che incontrerà.
<< articoli
|