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   L’insicurezza tramandata

Cosa scatta in un genitore che risolve ogni difficoltà del bambino, lo protegge dal tempo, dagli amici, da se stesso!
Avvolto da “paranoie” adulte, il piccolo sviluppa, a volte, delle vere e proprie fobie , sociali e personali, che lo allontanano, inevitabilmente dagli altri.

Il bambino , iper protetto non costruisce una identità armonica e sente di non avere mai gli strumenti adeguati per entrare nel mondo; sviluppa, inoltre,l’idea di un mondo persecutorio ( nessuno gli vuole bene) per salvarsi dall’idea di non essere capace. Meglio pensare che siano gli altri “cattivi” , ma quanto dolore?

Marco va a scuola materna e porta con sé , nel piccolo zaino, l’occorrente per non dover usare nulla che appartenga ad altri. C’è proprio tutto, dal disinfettante per l’igiene alle posate, nella sua testa un pensiero ossessivo : evitare tutto ciò che può fargli male. La mamma , spesso, “litiga con le insegnanti quando sul vestito del bambino ci sono segni di “relazione” con gli altri: li rimprovera di non essere presenti e di non proteggerlo abbastanza. Il dramma arriva quando il piccolo si presenta a casa con una sbucciatura al ginocchio. Il rimprovero non risparmia nessuno, neppure il piccolo, colpevole di non essere stato attento. M. e’ sempre eccessivamente coperto ma non può sudare : la malattia potrebbe essere in agguato!
Che vita per il piccolo! I risultati non si fanno attendere : la relazione con gli altri è pessima, l’impaccio motorio evidente, reazioni di difesa indiscriminati. M ha paura di tutto ! I coetanei hanno imparato ad evitarlo!

Marina ha 7 anni ed ha un comportamento che , spesso, regredisce ad una età decisamente inferiore. La mamma ha atteso a lungo la sua nascita e dalla più tenera età le ha trasmesso una pericolosa onnipotenza. Ogni suo desiderio diventava quasi un ordine per entrambi i genitori che non sopportavano di vederla piangere.Ai giardini veniva prontamente portata via se qualche coetaneo si scontrava con lei per un gioco o altro. L’aspetto angelico della bambina provocava in ogni figura familiare un senso di protezione continuo, la sua fragilità era assicurata. I problemi maggiori si sono evidenziati a scuola elementare dove, per accedere, ha voluto un biberon (che la maestra teneva nell’armadietto) ; nei momenti di “crisi” reagiva con il pianto e la richiesta del suo oggetto regressivo. Con il tempo le cose sono migliorate , grazie a strategie di ogni tipo ,ma rimane ancora l’incapacità di accettare quello che , per altri bambini è superato da tempo.


Storie come questa e / o simili si contano in gran numero; la preoccupazione di evitare ogni ostacolo ai propri figli è davvero “devastante” ; in direzione opposta alla sicurezza crea un brutto vivere ai bambini che non abitano in “camere sterili” ma a contatto con gli altri.
Che adulto sarà? A chi potrà chiedere aiuto , quando dovrà risolvere , in solitudine, i suoi problemi?
La scuola poi porterà a galla ogni sua incapacità di adattamento e, di sicuro, non darà mai il meglio di se stesso,imprigionato nell’idea di essere perennemente piccolo!
 

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