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Educare
…..davvero complesso comprendere e mettere in atto questa
grande arte che non si può ridurre alla sfera della
conoscenza e al puro nozionismo.
Quanto è soggettivo il concetto?
Educare all’obbedienza? Educare alle norme condivise?
Educare ad una idea ?
Se apriamo lo sguardo sul mondo , ci rendiamo conto di
quanto l’educazione sia soggetta alla cultura che la veicola
e di come sia difficile cercare un denominatore comune.
Ci sono Paesi in cui la libertà dell’uomo non viene neppure
presa in considerazione e la rigidità trasmessa porta a
pericolosi fondamentalismi , convinti assertori di verità
assolute.
Al contrario ci sono luoghi dove si educa all’individualismo
estremo e al potere , dove la produttività ed il denaro sono
il primo credo.
Senza andare troppo lontani ciò che si respira è, spesso, la
superficialità delle norme morali che si trasformano in
dettami predicati ma poco frequentati dalla coscienza.
A cosa serve la buona predica fatta di riti e svuotata di
significati?
Mi sono fermata molte volte ad osservare i comportamenti dei
bambini ..quante cose dicono sui loro adulti!
Ai bambini, futuri adulti, non serve una lunga lista di “si
deve” ma la forza della passione, la tranquillità della
pazienza, l’umanità della tolleranza …
La rabbia , l’opportunismo, l’ipocrisia , il silenzio dei
sentimenti, i bambini li subiscono prima di esprimerli da
adulti! Poco resta da fare quando i “giochi” sono conclusi!
Educare ha un significato altissimo quando si crede a ciò
che si dice ,(mettendo,per primi, in pratica ciò che si
insegna) ,quando stimola il pensiero critico (unica vera
difesa contro la prevaricazione) e offre coerenza di modelli
;il rispetto dell’altro non si impone con le sgridate ma,
cosa più difficile, si mostra con i propri comportamenti.
Difficile spiegare ad un bambino perché un adulto urla e
offende per educarlo al controllo dell’aggressività e alle
buone maniere;sarà altrettanto difficile insegnargli ,
attraverso varie forme di violenza, a non essere violento
con gli altri.
Educare le emozioni , prenderne coscienza e distinguerle ,
fare posto “all’altro” e a noi stessi, rimane , forse,
l’unica via di uscita da un inutile e dannoso qualunquismo
che conosce ,solo, il lamento e il facile giudizio privo di
autocritica.
  
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