|
Giovanna
Corsale pittura ad olio

Troppe volte “ingoiamo “ i veleni tramandati senza filtrarli
neanche un po’ con la nostra intelligenza emotiva ed è così
che diventiamo prodotti preconfezionati senza data di
scadenza.
Un giorno qualcosa si muove dentro ed un malessere “strano”
circola , senza briglie, nella nostra mente; è rumoroso e a
quel rumore non siamo abituati né riusciamo a capire da dove
viene.
Le ombre diventano oggetti minacciosi e le nostre risorse si
affievoliscono all’improvviso.
Per “fortuna” abbiamo le pozioni magiche di alchimisti
preparati pronti a far cessare la tristezza ; nessuna
indagine su quell’emozione che ha qualcosa da dire : ci
aiutano ad ucciderla.
La retorica non è utile a nessuno ma neppure le
generalizzazioni ; sappiamo che esistono forme ,di
malessere, endogene ,molto severe, che necessitano di
letture diverse ed approcci terapeutici mirati .
Per tutte le altre forme , ringraziamo il nostro “pilota
automatico”inconscio , quando, inceppandosi , smette di
seguire una rotta prestabilita dall’eredità psicologica e
richiama le nostre riflessioni.
Raramente la percezione degli altri ( sei cattivo,
deludente, imbranato, senza risorse) non condiziona la
nostra e ci sentiamo esattamente quello che gli altri ci
dicono di essere . Chi per buona sorte è stato sostenuto e
approvato dà linfa alla serenità ma esiste , purtroppo ,un
considerevole numero di persone che non gode di tali
ricordi.
Quasi per legge naturale , l’infelicità viene ereditata così
come gli atteggiamenti educativi legati ad essa.
Le nostre scelte sono spesso inquinate da norme dettate e
aspettative altrui e, anche quando cerchiamo strade
alternative, (per opporci) i sensi di colpa seminano
sofferenze subdole che generano ansie diffuse
Molto spesso , quindi ci ritroviamo nella vita di qualcun
‘altro pensando sia la nostra e diventiamo solo attori ,
guidati da registi intransigenti…
La tristezza arriva , apparentemente, all’improvviso e ci
riporta alla ricerca della nostra vera natura, dei nostri
punti luminosi E’ la nostra esile consapevolezza di essere
diversi da quel che “facciamo finta di essere”e di avere
bisogni mai sfamati ; è una voce interiore che arriva per
canali non controllati dalla razionalità, ma ci parla, ci
chiede ascolto. L’abitudine a non ascoltarsi profondamente
crea quella che Wilde chiama “esistenza” opposta “alla
vita”; la maggior parte di noi , quindi, esiste e nulla più
fino a quando la sofferenza non bussa all’anima e chiede …
Le nostre potenzialità hanno una chance proprio per merito
della tristezza ; a volte si dissolvono senza mai venire
alla luce, a volte diventano “spine” per dare il segno della
loro presenza.
<< articoli |